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Le tenute meccaniche delle pompe centrifughe

13/07/2026 | News

Imaggine di copertina del blog post di FGS dedicato alle pompe. Nel numero si parla di tenute meccaniche

 Il componente che decide se la pompa perde o tiene

Necessaria e decisiva: la tenuta è l’elemento che raccorda l’albero al corpo fisso di una macchina idraulica, esattamente nel punto in cui il liquido pompato potrebbe fuoriuscire. È la tenuta che “sigilla” il liquido all’interno del corpo pompa. Un componente apparentemente piccolo che, in realtà, incide sulla manutenzione, sui consumi e sull’efficienza dell’intero impianto.

Le tunute si differenziano in “meccaniche” e “premistoppa”.

Le veterane “premistoppa” consistono in un sistema che tiene il cordoncino intrecciato (la baderna) avvolto attorno all’albero, compresso quanto basta per limitare le perdite senza bloccare la rotazione. Un sistema semplice, ma con limiti evidenti: la baderna si usura per effetto della pressione e dell’attrito, richiede manutenzione frequente e necessita di un liquido di raffreddamento per evitare il surriscaldamento dovuto all’attrito, con conseguente aumento del consumo di energia del motore.

Le tenute meccaniche nascono per superare questi limiti. Il principio è lo stesso — sigillare lo spazio tra l’albero rotante e l’alloggiamento fisso — ma il funzionamento è diverso: due superfici piatte, una fissa e una rotante, scorrono l’una sull’altra, restando a contatto grazie a una molla e alla pressione del fluido pompato. Il risultato è una tenuta più duratura, con manutenzioni meno frequenti e perdite di energia inferiori.

Come è fatta una tenuta meccanica

Una tenuta meccanica è composta da

  • una parte stazionaria, fissata al corpo della pompa;
  • una parte rotante, fissata all’albero e solidale con esso;

ovvero due facce (una fissa, una rotante) che scorrono a contatto, mantenute in pressione da una molla e dalla forza idraulica del fluido.

È proprio il contatto continuo tra queste due facce, separate da un film di fluido estremamente sottile, a garantire la tenuta. Questo stesso principio, però, spiega anche perché nessuna tenuta meccanica sia perfettamente ermetica al 100%: quel sottile spazio tra le facce lascia sempre un margine di trafilamento. La differenza rispetto alle tenute a premistoppa è che, in condizioni normali, questa perdita è talmente minima da non essere visibile a occhio nudo.

Le principali tipologie

Non esiste un’unica tenuta meccanica adatta a tutte le applicazioni. La scelta dipende dal tipo di fluido pompato e dalle condizioni operative dell’impianto:

  • Tenute a soffietto – indicate quando il fluido contiene particelle solide in sospensione, che tendono a interferire con il funzionamento della tenuta.
  • Tenute singole – la configurazione più diffusa: un solo punto di tenuta, in cui il fluido pompato stesso lubrifica le facce a contatto.
  • Tenute doppie o tandem – impiegate con fluidi aggressivi, abrasivi o tossici. Un fluido di sbarramento, pulito e a pressione controllata, isola completamente il fluido di processo dall’ambiente esterno.
  • Tenute a cartuccia o split – pre-assemblate in fabbrica, riducono il rischio di errori durante il montaggio e semplificano le operazioni di sostituzione.

Un dettaglio da non sottovalutare

Le facce della tenuta scorrono l’una sull’altra a velocità elevate, fino a 2900-3000 giri al minuto. Per questo motivo, la lubrificazione e il raffreddamento adeguati non sono un dettaglio accessorio, ma una condizione necessaria per il corretto funzionamento. Se la pompa lavora “a secco”, anche per brevi periodi, le superfici si surriscaldano rapidamente, fino al grippaggio e alla rottura della tenuta stessa — con conseguenti perdite di fluido, questa volta ben visibili.

Perché conta

La scelta della tenuta meccanica ha un impatto diretto sulla frequenza degli interventi di manutenzione, sui tempi di fermo dell’impianto e sui costi di gestione nel tempo. Come per i materiali della pompa, anche qui la decisione giusta è quella costruita a partire dalle reali condizioni operative — tipo di fluido, pressione, continuità di esercizio — e non da uno standard generico.

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